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Le misure covid e il diritto dei bambini allo sport, quali rapporti? Una riflessione a partire dalla Carta dell’Unesco (1992)

Le misure covid e il diritto dei bambini allo sport, quali rapporti? Una riflessione a partire dalla Carta dell’Unesco (1992)

 

Al di là del buon senso, che vorrebbe i bambini in all’aperto in spazi idonei, anziché chiusi in casa – evidenze dimostrano i rischi nella trasmissione del virus proprio in ambiente domestico, la scelta federale di dire stop agli allenamenti di Pulcini e Children fino al 3 dicembre, contravviene a un preciso diritto dei bambini stessi, quello di “fare sport”. (Possono quindi allenarsi, come da protocolli sanitari vigenti, i nati dal 2004 al 1976, esclusi master cat. B e C).

Lo sport, per i bambini, è un dovere, per tutelare la salute, crescere a livello cognitivo, emotivo e relazionale-sociale, ma anche per “scaricare la tensione” e le energie, incontenibili a quell’età. Ma, ancora prima che un dovere, lo sport è un diritto.

A tale proposito, l’Unesco, già nel 1992, ha redatto, a Ginevra, La Carta dei diritti dei bambini nello sport, che, in 11 punti chiave, regolamenta le attività sportive per bambini.

Rispettando l’idea di sport come divertimento, i primi due punti: il “Diritto di divertirsi e di giocare come un bambino” e il “Diritto di fare lo sport”, insistono sul fatto di non rendere l’ambiente sportivo troppo competitivo; perché, da bambini, esso è fondamentalmente un gioco. Regole troppo severe e rigide, o carichi d’impegno eccessivi, infatti, rischiano di far abbandonare l’attività sportiva già intorno ai 12-13 anni.

Il terzo punto è particolarmente significativo: il “Diritto di beneficiare di un ambiente sano”, sia dal punto salutistico, bandendo ogni tipo di doping o sostanze vietate, che dal punto di vista dei comportamenti da tenere tra giocatori, avversari, giudici e arbitri di gara. Inoltre, come recita il quarto punto: il “Diritto di essere trattato con dignità”. I bambini e i ragazzi, infatti, non sono degli oggetti “da plasmare” e non è corretto, pedagogicamente, fare leva sulla gestione del disagio e la frustrazione.

Essendo lo sport motivo di crescita personale e atletica, i ragazzi hanno il “Diritto di essere allenati e circondati da persone qualificate”. Maestri e allenatori sono a tutti gli effetti degli “educatori” e là dove possibile, sul piano organizzativo e delle risorse, vanno inserite negli staff figure tecniche di supporto e/o proposte attività formative in area pedagogico-educativa e affini.

I punti 6, 7 e 8 sottolineano come sia un diritto, per i giovani, di praticare attività adeguate ai propri ritmi, con gare pensate per loro (in versione “mini”: mini-tennis, mini-basket, ecc.), misurandosi con ragazzi che abbiano la stessa probabilità di successo. È molto importante, per i bimbi, infatti, avere la possibilità di esprimere il loro potenziale, ma allo stesso tempo imparare a vivere la sconfitta.

Il punto 9 ribadisce il “Diritto di praticare il proprio sport nella massima sicurezza”, in strutture o contesti naturali sicuri, realizzati nel rispetto delle normative vigenti, per non rischiare infortuni o danni più seri. L’allenamento, inoltre, deve essere ben equilibrato offrendo ai bambini il “Diritto di avere tempi di riposo” adeguati (non solo sul piano fisico, ma anche emotivo e mentale) e, soprattutto, il “Diritto di non essere un campione”!

A quest’ultimo diritto si aggiungerebbe bene una riflessione sul ruolo dei genitori nello sport (in termini di valori trasmessi, aspettative personali, comportamenti, atteggiamenti, forme di supporto ecc.), che svilupperemo in un prossimo articolo.

Enrico Clementi – Educatore, Formatore, Trainer e consulente educativo

https://educationaltutoring.wordpress.com/

Mental Coach Sci Club Orsello-Magnola

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Effetto Covid e attività sportive – Quali i punti fermi? Riflessioni e linee operative per la “gestione del rischio”

Effetto Covid e attività sportive

Quali i punti fermi? Riflessioni e linee operative per la “gestione del rischio”

Ciò che qui chiameremo Cigno nero (con la maiuscola) è un evento che possiede le tre caratteristiche seguenti. In primo luogo, è un evento isolato, che non rientra nel campo delle normali aspettative, poiché niente nel passato può indicare in modo plausibile la sua possibilità. In secondo luogo, ha un impatto enorme. In terzo luogo, nonostante il suo carattere di evento isolato, la natura umana ci spinge a elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa, per renderlo spiegabile e prevedibile.

Nassim Nicholas Taleb

 

Difficile immaginare come sarà la ripresa della nuova stagione sportiva, ma anche come sarà l’avvio dell’anno scolastico e il ritorno in azienda. Propongo allora alcune riflessioni.

In diversi post e articoli ho sviluppato i temi dell’errore (come collocarlo sul piano degli apprendimenti e valenza positiva) e dell’incertezza, tessendo un “elogio” di questi concetti, per lo più intesi in senso negativo.

Abbiamo allora visto che l’errore – nello sport come nella vita – è:

  • “normale”, perché parte dell’esperienza umana,
  • “positivo”, perché ci permette di giungere a conoscenze più prossime al successo dell’azione,
  • “utile”, perché ci mette nelle condizioni d’imparare.

Abbiamo altresì visto che l’incertezza ha caratteristiche analoghe a quelle dell’errore, perché anch’essa non eludibile e in qualche modo strumentale a nuovi apprendimenti; ovvero impone, ad ognuno di noi e collettivamente, nuove soluzioni e adattamenti, a fronte di mutate situazioni personali e/o ambientali e di contesto.

Rispetto alla situazione che stiamo vivendo (e che in qualche modo si somma o potrebbe sommarsi ad eventuali disagi e stati d’incertezza personali), è difficile proporre analisi predittive, ma abbiamo alcuni punti fermi:

  • A prescindere dalle opinioni, che possono essere le più disparate, non abbiamo ad oggi certezze sulle caratteristiche e la diffusione del virus, come pure sui mezzi di controllo del virus stesso. Da questo deriva che il rispetto di alcuni accorgimenti, l’osservanza delle regole governative, almeno al momento, è l’unico strumento che abbiamo al contrasto della pandemia.
  • Al di là dell’ottimismo, che va coltivato, non abbiamo certezza, ad oggi, che il trend del contagio sia positivo (proprio in questi giorni assistiamo ad un aumento dei contagi). Da questo possiamo derivare il fatto che attendersi che tutto torni “normale” o che torni “come prima”, è un’aspettativa poco verosimile, se non del tutto falsa.
  • Dovremmo allora prendere consapevolezza del fatto che la nostra quotidianità, come pure i nostri agiti, dovranno adattarsi e quini modificarsi: l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale, le limitazioni nello svolgimento di alcune attività (anche sportive) ecc. ne sono alcuni esempi.

In questo quadro, apparentemente severo, non dovremmo però dimenticare che l’imprevisto e con esso l’esposizione al fallimento, all’errore (non è detto che il rispetto delle regole sia necessariamente efficace), sono occasioni di cambiamento, di rinnovamento personale e sociale, e come tali vanno intesi.

Se a questo punto dovessimo derivare delle linee d’azione potremmo suggerire, tanto ai decisori, quanto alle organizzazioni e agli atleti:

  • La ridefinizione chiara di priorità e obiettivi, che tengano appunto conto delle mutate situazioni ambientali e sociali, agendo con responsabilità e altruismo: non si esce soli da questa situazione, ma appunto agendo in modo cooperativo.
  • Attingere, in termini di risorse, alla nostra creatività, sviluppando idee, progetti e azioni in qualche modo “divergenti” e ben profilate rispetto alle caratteristiche d’incertezza della situazione in esame. In quest’ottica, la valorizzazione delle tecnologie, come pure l’aumento delle interazioni online e delle reti professionali-sociali, mi sembra un asset strategico di sviluppo.
  • Lavorare, tutti ed ognuno, per l’aumento delle conoscenze e delle competenze (ambito formativo), mantenendo “un elevato livello di comunicazione interpersonale, condividendo scopi e azioni”. È questa una modalità efficace e strategia per compensare l’onere di rispettare alcune regole (distanziamento sociale), ricercando però “prossimità intellettuale”. (cfr. A. Cei, on LIn).

È opportuno fin d’ora prepararsi a questo scenario, nella consapevolezza che la prova non sarà semplice (l’OMS parla di 2 anni!) e che sarà impegnativo perseverare; ma per questo dobbiamo maturare fin d’ora consapevolezza e visione, contemplando l’incertezza dei risultati e la possibilità d’errore.

Ma coltivando anche speranza, intesa non in senso astratto, ma assolutamente concreto e come risposta positiva al nostro senso di responsabilità e al nostro agire preventivo per la gestione del rischio.

 

Enrico Clementi – Educatore, Formatore, Trainer e consulente educativo

https://educationaltutoring.wordpress.com/

Mental Coach Sci Club Orsello-Magnola

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SCIARE … RIPARTIAMO DALL’ERBA! Si sono conclusi i 5 giorni di stage a Guarcino

Si sono conclusi oggi i 5 giorni dello stage “SCIARE … RIPARTIAMO DALL’ERBA” che ha visto protagonisti una selezione dei migliori atleti Italiani delle categoria children … gli “Azzurrini” che hanno fatto anche da tutor sia agli atleti del nostro Sci Club che a quelli del Comitato Lazio e Sardegna che hanno preso parte all’evento.

Un ringraziamento speciale va al Direttore Tecnico della Nazionale Italiana di Sci d’Erba – Fausto Cerentin, che ha accettato da subito il nostro invito e ci ha guidato passo passo in questa esperienza che ci avvia alla pratica di una nuova disciplina degli sport invernali.

Abbiamo ricevuto tantissimi complimenti in questi giorni, che vogliamo condividere con coloro che hanno dato un contributo fondamentale per il buon esito della manifestazione:

  • L’Hotel Nido Verde Lavarone della Famiglia ÖETTL per aver concesso l’utilizzo del proprio pulmino e per essersi reso disponibile ad ospitare i nostri soggiorni in Alpe Cimbra
  • Lo Sci Club Levico per aver concesso l’utilizzo del proprio pulmino con officina Grasski e skiman Sandro Libardi annessi … e per essersi reso disponibile ad ospitarci per continuare a capire meglio questa disciplina
  • Gli Sci Club che hanno autorizzato i propri atleti a prender parte alla manifestazione
  • L’Albergo Giuliana per aver reso il soggiorno di tutti più piacevole
  • Tutto lo staff tecnico del nostro Sci Club indistintamente
  • I Genitori dei ragazzi che hanno fornito s ogni giorno un valido ed indispensabile aiuto
  • I Proprietari dei terreni sui quali è stata svolta l’attività
  • Il Comitato Regionale FISI – CLS nelle persone del Presidente Nicola Tropea, del Presidente della Commissione Sci d’Erba Tommaso Ciavatta e del Responsabile Regionale dello Sci d’Erba Gianluigi Innocente Pergolese.

Siamo certi di avere fatto lavorare sodo tutti gli atleti, ma anche di averli fatti divertire molto!

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SCIARE … RIPARTIAMO DALL’ERBA

Tante le novità che contraddistinguono questo inizio di stagione dell’Orsello Magnola!

La prima è rappresentata dall’evento SCIARE … RIPARTIAMO DALL’ERBA, uno Stage di Sci d’Erba e Preparazione Atletica che si terrà a Guarcino (Fr) dal 18 al 23 Giugno 2020 e che vedrà coinvolti i nostri atleti, assieme ad una “Selezione di Azzurrini” ovvero i migliori atleti della categoria Children d’Italia, distintisi nella passata stagione per avere vinto un Campionato Nazionale o per avere ottenuto un podio nella Fis Children Cup.

Il tutto si svolgerà sotto l’occhio attento del Direttore Tecnico della Squadra Nazionale Italiana di Sci d’Erba – Fausto Cerentin.

Lo Staff tecnico dello Sci Club sarà tutto coinvolto, compreso il nuovo preparatore atletico Daniele Frattarelli.

La giornata di Domenica 21 Giugno 2020 sarà dedicata agli atleti del Comitato Lazio e Sardegna che vorranno provare la pratica dello sci d’erba. I posti disponibili non saranno molti per cui le prenotazioni dovranno essere effettuate al Resp. Regionale dello Sci d’Erba Gianluigi Innocente P. (+39.3270490176), il quale fornirà anche tutte le informazioni necessarie per partecipare.

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“FASE 3” E ATTIVITA’ SPORTIVA – ALCUNI SPUNTI PER ATLETI E COACH

“Fase 3” e attività sportiva

Alcuni spunti per atleti e coach

Ci stiamo muovendo per Fasi in questa stagione, ovvero secondo tempistiche non determinate dalla nostra volontà, ma da quella del Governo. Come evidente, queste tempistiche, non hanno molto di oggettivo, se non rispondere, per la nuova fase in corso, a logiche di tipo economico: il Paese non può permettersi di “restare fermo”, nonostante le cautele di una parte del mondo medico.

Come dicevo nell’articolo precedente sulla Fase 2 a prevalere, in questo quadro, è l’incertezza: come sappiamo, è proprio nell’incertezza che è difficile fare programmi, progettare, definire obiettivi, agire.

Detto questo non possiamo esimerci dal “ripartire” e molti sci club, incluso l’Orsello Magnola, hanno già abbozzato programmi, che andranno meglio definiti entro il prossimo mese circa e con l’evolvere delle disposizioni provenienti dagli attori interessati.

Una cosa è evidente da subito: riprendere a svolgere le attività e ad allenarsi non sarà la stessa cosa di sempre. Sarà un “nuovo inizio” e pur essendo l’attività agonistica lontana, la voglia di competere e d’impegnarsi vanno ritrovate fin d’ora, in termini di motivazione.

Traiamo da questa esperienza alcuni insegnamenti che provo a riassumere. Tra questi, forse il più importante, l’insegnamento che lo sport – come la vita – è soggetto a mutamenti tanto inaspettati quanto improvvisi. Perché soggetta a mutamenti, quindi, richiede capacità di accettazione, adattamento e di risoluzione dei problemi (problem solving).

Parole chiave, quelle in corsivo, che i nostri atleti conoscono bene, perché evocative del lavoro mentale svolto in questi mesi e perché fin dall’inizio del lock-down (v. articolo del 6 aprile scorso: “Come trasformare una difficoltà, in possibilità di crescita personale?”) ci siamo allenati a pensare a questo momento come ad un’opportunità, a un’occasione per migliorare alcune nostre conoscenze, competenze, abilità.

Ogni fase di questa singolare esperienza (la pandemia in corso), rappresenta per ognuno di noi la possibilità di conoscersi meglio, di verificare i propri equilibri emotivi, ovvero di focalizzare sugli aspetti da rafforzare a partire dai propri punti di forza.

Cos’è che ho gestito bene, riesco a fare un bilancio delle mio giornate? Ho avuto momenti di disagio, confusione, ansia nello stare in casa? Come ho gestito quei momenti? (Assolutamente plausibili, data l’anomalia della situazione e l’oggettiva difficoltà del lock-down) ecc.

Oltre all’accettazione attiva di quanto vissuto, abbiamo imparato a vivere questi tempi continuando ad impegnarci per raggiungere i nostri obiettivi. Così dobbiamo continuare a fare in questa Fase 3, step by step. Ovvero non rinunciando alle nostre aspirazioni, ai nostri sogni da atleti, agli obiettivi a lungo termine, ma, in modo coerente con il dato di realtà, navigando a vista e – come si diceva – adattandoci alle necessità di contesto.

È verosimile pensare che, nei prossimi mesi, sarà tutto più macchinoso, difficoltoso, frustrante per atleti, coach, direttori; dagli spostamenti sui ghiacciai all’ospitalità negli alberghi, dall’utilizzo degli impianti di risalita, alle attività d’allenamento in pista e a secco, ai momenti di socializzazione.

Ancora una volta accettazione attiva, perseveranza e impegno quotidiano, cura di sé, del proprio benessere personale, condivisione e richiesta d’aiuto, là dove se ne avverte il bisogno, sono gli strumenti a nostra disposizione e le norme da seguire.

C’è in queste righe una buona dose di pragmatismo, nell’accogliere la realtà per quel che è, nel vivere il disagio per come si manifesta, ma non di rassegnazione, suggerendo all’atleta un atteggiamento attivo nella gestione delle varie forme di disagio che andrà ad incontrare nel tornare agli allenamenti.

In questi tempi di confusione e incertezza una certa dose di preoccupazione, paura, instabilità emotiva, pessimismo, accomunano tutti noi.

Questi vissuti, in loro stessi, non sono un problema, se riconosciuti e collocati. Il problema invece lo abbiamo se c’è negazione del disagio, assenza di comunicazione e condivisione, difficoltà nel chiedere aiuto in situazione di instabilità e pensiero negativo persistente.

Invitiamo non a un ottimismo cieco, ma a quell’ottimismo che significa dare un significato temporale circoscritto alle nostre vicende umane, nella certezza che domani, grazie al nostro impegno, la realtà sarà diversa e migliore. Buon lavoro e buona ripresa a tutti!

Enrico Clementi

Educatore, Formatore

Mental Coach Sci Club Orsello Magnola

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“Fase 2” e allenamento mentale

“Fase 2” e allenamento mentale

Se il mondo è dubbioso […] dovrai essere un tenace assertore del tuo punto di vista!

È la parola incertezza quella che caratterizza i tempi che stiamo vivendo e, come sappiamo per esperienza, è proprio nell’incertezza che è difficile fare programmi, progettare, definire obiettivi, agire.

Questi primi 2 mesi di lock-down, come siamo ormai abituati a chiamarli, sono stati veramente duri per alcuni, meno allenati a gestire l’imprevisto o meno resilienti, cioè a dire capaci nel gestire le avversità.

Chi sta vivendo un tempo non di stallo, ma propizio e produttivo? Con tutta probabilità chi è riuscito a dare un senso a questi mesi, a ristrutturare le proprie giornate, i propri tempi, le proprie abitudini, elaborando quel che magari aveva in mente ma non aveva il tempo di sviluppare, sperimentando qualche soluzione per il futuro professionale, acquisendo nuove conoscenze e competenze, oppure, per gli sportivi, affinando abilità per le quali in genere, tra allenamenti e gare, si ha poco tempo da dedicare.

Ho già scritto su questa pagina su come sia possibile trasformare una difficoltà, in possibilità di crescita personale (6 aprile 2020). Le informazioni che ho dai nostri atleti durante i webiner settimanali che svolgo con gli allenatori, è che l’avere svolto a casa attività regolari di allenamento e l’aver focalizzato su aspetti mentali diversi, ha permesso loro di arrivare a questa “fase 2” in modo reattivo, con una percezione di continuità tra quel che abbiamo alle spalle e che era, e quel che sarà.

Come dicevamo è lo stato di incertezza, in genere, uno dei nostri principali nemici; essere nell’incertezza significa sentirsi disorientati nel flusso del tempo e muoversi come a tentoni tra un’idea e l’altra, tra azioni fortuite, tra progetti e proiezioni che, perché casuali, cambiano di giorno in giorno o di ora in ora.

È uno stato sicuramente deleterio sul piano delle economie mentali, perché molto dispendioso, ma anche poco remunerativa sul piano dell’autostima e della percezione di sé: si parla di autoefficacia percepita. Si ha infatti la percezione di essere in balia degli eventi, di ammazzare il tempo e si avverte un scarto netto tra quel che vorremmo da noi stessi (efficacia) e quel che riusciamo concretamente a fare.

Essere nel dubbio, nell’ambivalenza, è come per un boxeur essere alle corde: se non troviamo il modo di uscirne siamo “tramortiti”, knockout, al tappeto.

Si esce da questo stato solo con un di più di assertività, con un di più d’impegno e metodo, evitando di crogiolarsi nelle proprie abitudini, nel proprio modo di essere, nell’andare e venire delle percezioni, delle emozioni, dei pensieri, dei sogni ad occhi aperti.

Se il mondo è dubbioso e vuoi che diventi accettante verso di te – si dice in Pragmatica Elementare – dovrai essere un tenace assertore del tuo punto di vista. Ancora: Di fronte al dubbio, mostra come sai mantenere il tuo mondo.

Ma torniamo alla “fase 2”, dove per molti atleti è possibile riprendere gli allenamenti, ma non in vista di appuntamenti agonistici, i cui tempi variano molto da disciplina a disciplina.

Molti dei nostri atleti d’interesse nazionale, probabilmente, riprenderanno in tempi relativamente brevi anche il lavoro sugli sci, ferma restando l’incertezza sull’inizio delle competizioni: gli atleti potrebbero allenarsi per un periodo molto lungo, anche ben oltre i 100 giorni, senza partecipare a gare ufficiali.

Anche questa situazione è totalmente nuova e dovrà essere impostata seguendo un approccio diverso da quello abituale.

Un gruppo di esperti internazionali che lavora a contatto con atleti che si preparavano per le Olimpiadi (Schinke et al., 2020) ha evidenziato un incremento dei problemi legati alla riduzione del sonno, alla diminuzione dell’appetito, all’aumento di pensieri ricorrenti di preoccupazione, alla solitudine e alla paura che l’incertezza attuale possa portare alla perdita del momento olimpico. (cit. da A. Cei)

In questi casi è stata fornita una consulenza rivolta all’ascolto di quello che pensano e sentono gli atleti, incoraggiandoli ad esprimere le loro paure, frustrazioni, incertezze, ancora prima di giungere a fornire proposte o soluzioni.

Si è andati in questo caso a privilegiare un buon flusso di comunicazione tra gli atleti e coloro che vi lavorano a fianco, al fine di rafforzare i rapporti e sostenere i membri di ogni squadra ad avere scambi costruttivi: questa orientamento è andata oltre il lavoro con atleti e tecnici, ed è servito anche a sostenere il rapporto con amici e familiari. (Ibid.)

Il lavoro di supporto mentale ha significato molto più di un lavoro incentrato sulla prestazione sportiva e si è esteso ai temi relativi i bisogni primari: vita sana, sana alimentazione, ritmi sonno-veglia, pensare a sé in modo globale e in termini di nuovi apprendimenti e relazioni.

Viviamo una situazione per molti versi inedita e comunque sconosciuta alle nostre generazioni, dove anche in ambito sportivo è necessario anteporre il benessere della persona al lavoro specifico: l’atleta, in qualche modo, va preceduto e tutelato in questo, proprio perché avvezzo a chiedere a se stesso molto e allenato a gestire la frustrazione, il disagio, lasciando poco spazio alle incertezze; che, pure, come per noi tutti, abitano in lui e rischiano, se non aiutate ad emergere, di sopraffarlo in modo improvviso.

Nello stesso tempo, vi è un altro aspetto del lavoro mentale, connesso questa volta ai cicli di allenamento. Oggi, quali aspetti vanno allenati? Quelli usuali, con le stesse modalità? O sarebbe più funzionale allenarsi mentalmente in modo diverso?

A nostro avviso andrebbe speso del tempo alla stabilizzazione di abilità alle quali di solito viene dedicato meno attenzione, perché, nella norma, la maggior parte delle energie sono spese in vista di allenamenti sul campo molto serrati e di un calendario gare articolato e denso. Per indicarne alcuni: il “sentire” (sensazioni e percezione), il sistema motivazionale (valori e obiettivi), gli strumenti di autovalutazione e verifica delle competenze (metacognizione), la rilettura e la collocazione di asset strategici per la prestazione (ad esempio l’errore e la gestione dell’errore) e simili.

Con i nostri atleti stiamo lavorando in questa direzione (strategia), anteponendo però, come si diceva, sul piano preventivo, la cura delle relazioni e il benessere personale (sicurezza/salute), come pure la comunicazione tra atleti e allenatori, tra questi e le altre figure professionali presenti nello staff.

 

Enrico Clementi

Educatore, Formatore, Consulente e Trainer Educativo, Mental Coach Sci Club Orsello Magnola

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PROSEGUONO I WEBINAR SETTIMANALI CON I NOSTRI ATLETI

WEBINAR SETTIMANALI ATLETI/TECNICI

Lo Sci Club ai tempi del Coronavirus! 

In attesa che arrivino notizie rassicuranti sulla ripresa delle attività sportive, il nostro staff tecnico già da alcune settimane ha programmato dei webinar settimanali con tutti gli atleti (suddivisi per categorie e contenuti), mediante i quali vengono proposti sia argomenti relativi al mental coaching che tecnici.

Gli atleti accedono settimanalmente all’area riservata del nostro sito internet, per scaricare schede di lavoro e visionare video proposti dallo Staff Tecnico, di modo da poter prepararsi con anticipo al lavoro che viene svolto durante le video call.

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SPORT INDIVIDUALE, O SPORT DI SQUADRA?

Quando i genitori e i ragazzi si sentono “di fronte a un bivio”

Gli sport di squadra favoriscono atteggiamenti collaborativi, quelli individuali maggiore resilienza e senso di responsabilità. Ma quale è la disciplina giusta per i nostri figli?

Premesso che nell’avviamento dei bambini e dei ragazzi alla pratica sportiva è indispensabile che i programmi di allenamento rispettino i loro tempi, i ritmi di apprendimento (learning curve) e le loro caratteristiche morfologiche e funzionali, questi programmi devono essere dedicati all’educazione di tutti gli schemi motori di base e posturali e al miglioramento di tutte le capacità motorie dei soggetti (“multilateralità”), concedendo spazio anche all’apprendimento, sotto forma di gioco, delle tecniche sportive: è quella che nel SALT – Sviluppo Atleta a Lungo Termine (FISI, STF), copre le fasce 0-6 e 6-9 anni, che comprendono la “nevecità” (ovvero la fase di scoperta/adattamento all’ambiente innevato e quindi la propedeutica all’apprendimento della disciplina), e i fondamenti dello sci.

Come naturale, nella prima infanzia, l’orientamento decisionale dei genitori ha una grossa rilevanza nella scelta del bambino, che, a differenza dell’adulto, vive con minore consapevolezza e tensioni lo scarto tra motivazione personale (o intrinseca) e motivazione esterna (estrinseca). Il ruolo del genitore, in questa fase, dovrebbe essere quello di mettere il bambino nella condizione di praticare lo sport che più gli interessa e che più si avvicina a ciò che egli vuole in quel momento, fornendogli la possibilità di sperimentare attivamente discipline, ambienti, contesti tra loro diversi.

Ma un dubbio che spesso i genitori, ma anche i giovani hanno, è quello della scelta tra sport individuale – lo sci alpino è tra questi – e sport di squadra.

Il problema, in realtà, è un “falso problema”, perché, come evidente, sia gli sport di squadra che quelli individuali aumentano le competenze del bambino non solo sul piano motorio, ma anche sui piani cognitivo-emotivo e relazionale-sociale; infatti, anche gli sport individuali in genere e lo sci alpino in particolare, sono sport che si praticano in gruppo e il giovane atleta è comunque inserito in una squadra (si pensi allo sci club), dove pure si perseguono obiettivi comuni e si coltivano comportamenti di tipo cooperativo.

Il problema si fa reale se assente una progettualità educativa che dovesse disattendere la doppia centratura sul singolo e sul gruppo, andando ad estremizzare aspetti come la competitività negli sport individuali, piuttosto che l’assenza di responsabilità individuale, a favore di quella collettiva, negli sport di squadra.

Al di là delle conoscenze diffuse sulle caratteristiche degli sport di squadra e di quelli individuali, che vedrebbero i primi più adatti a bambini e adolescenti “eccessivamente timidi, che hanno paura di sbagliare e che temono il confronto e il giudizio di chi li circonda”, mentre i secondi “per i ragazzi eccessivamente irruenti e spesso iperattivi” (M. Dieci, 2008), va considerato un aspetto più circoscritto e sottile che riguarda le caratteristiche cognitive del bambino o del giovane in apprendimento.

Data l’evidenza che la paura di sbagliare e quella del confronto, come pure il superamento delle forme di giudizio esterne, si elaborano costantemente anche nello sport individuale (pensando allo sci e ai nostri ragazzi sarei incline a dire “soprattutto” in quello individuale), un aspetto rilevante è invece quello delle caratteristiche emotive della persona in apprendimento. Sposterei quindi l’asse del ragionamento sulla maggiore sintonia di un bambino o di un ragazzo con un certo sport, piuttosto che sul fatto che l’esperienza stessa possa essere vissuta con maggiore o minore fluidità, piacere, divertimento, benessere personale.

Evidenze scientifiche (Merlo, 1998) indicano che gli sport di squadra sono in sintonia con le caratteristiche dei soggetti con basso bisogno di chiusura cognitiva, più di quanto avvenga con gli sport individuali. Il bisogno di “chiusura cognitiva” (Kruglanski, 1989) si riferisce al desiderio dell’individuo di ottenere una risposta certa ad un quesito/problema, e all’avversione per l’ambiguità.

Si tratta di un bisogno di chiusura non specifico, legato alla tendenza di cercare e difendere una qualsiasi risposta certa. Nello sport individuale ci sono meno variabili non dipendenti direttamente dal singolo atleta e quindi, nel bene e nel male, minori ambiguità di risultato.

Il bisogno di chiusura va individuato in un continuum (Pierro et al.,1995) che va da un estremo caratterizzato da impazienza, impulsività, tendenza a prendere decisioni non giustificate, rigidità di pensiero e riluttanza a considerare soluzioni alternative (bisogno di chiusura cognitiva), ad un altro caratterizzato da esperienza soggettiva di incertezza, indisponibilità ad impegnarsi esplicitando un’opinione definitiva, sospensione di giudizio, indifferenza generalizzata, propensione ad individuare soluzioni alternative (basso bisogno di chiusura cognitiva).

Anche questo aspetto, riconducibile alle preferenze cognitive che ogni soggetto ha, è, o dovrebbe essere, parte di una valutazione in ingresso del bambino o del giovane atleta, per poi essere declinata in funzione di nuovi apprendimenti nel lavoro di progettazione educativa. Certamente, comunque, è un indicatore da valutare e tenere presente nella scelta di uno sport specifico e a beneficio del benessere del bambino, ma anche della sua possibilità di esprimersi in modo ottimale, perché a lui congeniale.

Sport individuali e sport di squadra, quindi, si diversificano in base alle modalità di apprendimento e all’approccio mentale necessario per praticarli, ma non sono antitetici tra loro: in definitiva l’efficacia educativa di un’attività sportiva, dipende dalla qualità dei programmi educativi che il contesto saprà disporre. Come si diceva, sia nello sport individuale che in quello di squadra, una “doppia centratura” della progettazione educativa – una rivolta al singolo e l’altra al gruppo – è di assoluto rilievo, pena l’impossibilità di smussare i limiti imposti da qualsiasi contesto e attività sportiva.

Pressione psicologica, motivazione, capacità comunicative e di concentrazione, senso di responsabilità, autoconsapevolezza, gestione della frustrazione ecc. sono aspetti presenti tanto negli sport individuali che in quelli di squadra; anche se i primi, ci sembra di poter dire, mettono il bambino, il giovane ma anche l’atleta evoluto, di fronte a se stesso in un modo che non concede vie di fuga e che impone, in un certo senso, una maggiore elaborazione delle esperienze, dei vissuti personali, quindi una maggiore conoscenza di sé e la crescita sia personale, che relazionale-sociale.

 

Enrico Clementi – Educatore, Formatore, Trainer educativo, Mental Coach Sci Club Orsello Magnola

 

Lo Sci Club Orsello Magnola è aperto ad accompagnare la valutazione e l’approfondimento degli aspetti ai quali abbiamo fatto riferimento, e ad accompagnare il genitore o il giovane atleta nella conoscenza del nostro contesto, della nostra proposta educativa, avvalendosi del supporto dell’intero staff.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni contattaci scrivendo un’email a: info@scicluborsello.it

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COME TRASFORMARE UNA DIFFICOLTA’, IN POSSIILITA’ DI CRESCITA PERSONALE?

In questo momento di difficoltà legato all’emergenza sanitaria in corso, pubblichiamo un articolo che riteniamo possa essere utile a tutti i nostri atleti e non solo.

 

È una domanda che i nostri atleti, anche i più piccini, ci fanno in questi giorni. Proviamo allora ad abbozzare qualche risposta.

Trasformare la difficoltà in risorsa, è uno slogan che si utilizza spesso nel coaching sportivo, per dire che il problema, se ben posto e affrontato, può essere leva di cambiamento, di miglioramento, di rafforzamento delle risorse personali.

Partendo dal fatto che la situazione attuale è oggettivamente difficile da sostenere e può destabilizzarci sul piano emotivo, non di meno dobbiamo attivare risorse per evitare forme d’apatia e programmare il futuro, prossimo o remoto.

Come persone cresciute nello sport e impegnate in attività sportive, sappiamo bene come si esce da una sconfitta, da un periodo negativo, da un infortunio, da uno stop forzato dovuto alle cause più varie; ora, non diversamente, siamo chiamati ad utilizzare queste stesse abilità, valorizzando quel poco o quel tanto che le possibilità attuali ci mettono a disposizione: facciamo quel che possiamo, con quel che abbiamo!

È in fondo una questione di adattamenti e come in un allenamento, in una gara, le cose funzionano se si ricerca la soluzione al problema, non subendolo.

Se è vero che lo spazio fisico che abbiamo a disposizione è quello domestico, è altrettanto vero che il nostro spazio ideativo, il nostro spazio mentale, va oltre quello fisico.

Sono dunque capacità di adattamento, ideazione, programmazione, che alleniamo in questo periodo; sia perché esse sono strategie valide per contenere le eventuali difficoltà emotive, sia perché ci permettono di capire meglio chi siamo, come funzioniamo, come ci rapportiamo al disagio (frustrazione dei nostri bisogni prossimi: uscire, vedere gli amici, fare sport all’aria aperta, sciare e simili).

Organizzarci quindi, dare un senso alle nostre azioni, un ritmo alle nostre giornate (mantenendo la regolarità dei tempi sonno-veglia, dei pasti, dei tempi di studio, allenamento, svago, ecc.) e agire “come se” già domani dovessimo essere in pista per un allenamento, è un buon metodo per ricominciare al meglio non appena sarà possibile.

Spesso demandiamo le nostre giornate e i nostri umori al caso, ma la buona gestione del tempo, come pure l’uso che ne facciamo e i benefici che ne traiamo (fisici, emotivi, pratici) non è fortuita, ma va preparata, allenata. Non in modo rigido, ossessivo, ma le giornate, o le settimane, possono essere programmate, decidendo di scandire le nostre abitudine e attività in modo produttivo per noi, conveniente – non in senso meramente utilitaristico, ma appunto in rapporto a quello che noi siamo e desideriamo.

Tutto questo è parte di un buon allenamento mentale, che riguarda sì i nostri atleti, ma in fondo chiunque intenda trarre da un momento di difficoltà, un’occasione di crescita per sé e le persone prossime.

Per chi fa sport o ha comunque obiettivi di performance (ad esempio professionali), tutto questo, come evidente, assume una rilevanza diversa e in qualche modo impone la necessità di una disciplina anch’essa diversa. Non a caso la continuità, la perseveranza, la capacità di “non mollare”, è un requisito fondamentale dello sportivo agonista.

Le parole da noi evidenziate in questa nota sono parole chiave dell’allenamento mentale, che in questo periodo, insieme a quelle fisiche e ad altre abilità, possiamo conoscere meglio e allenare, avendo almeno due obiettivi:

  • Quello di evocare e mantenere vive in noi emozioni, sensazioni, azioni che caratterizzano la nostra disciplina, mantenendo altresì viva la motivazione (in questo possiamo avvalerci di visualizzazioni, analisi video, video di altri atleti, utilizzando le infinite risorse che il web ci mette a disposizione).
  • Allenando questa competenza, come evidente, alleneremo l’attenzione, perché andremo a focalizzare sul gesto atletico e le azioni corrispondenti, sull’impegno muscolare, sulle dinamiche di contrazione-decontrazione, sugli adattamenti posturali, piuttosto che su altri “di dettaglio”, se siamo atleti evoluti.

Questo ci permetterà di tornare alle nostre attività non solo “con la voglia giusta”, ma avendo la percezione che tutto quello che andremo a fare sul campo non è cosa remota, della stagione scorsa, ma viva e prossima. Evocando in noi per immagini l’attività specifica manterremo viva e anzi affineremo la componente tecnico-tattica, nutrendo la motivazione, e alleneremo l’attenzione, attraverso un lavoro di focalizzazione su aspetti o sensazioni specifiche.

Se ci impegneremo a lavorare in questo modo, questo periodo sarà per noi un’opportunità per acquisire nuove abilità mentali, che sono importanti per la nostra disciplina sportiva, ma sono soprattutto importante per stare bene con noi stessi e rafforzare la nostra autostima. Gestendo bene il mio tempo, ponendomi obiettivi e raggiungendoli, ho un evidente ritorno in termini di benessere, che rafforza, appunto, la stima che ho di me stesso e la capacità di rispondere in modo non causale, ma organizzato, alle difficoltà.

 

Enrico Clementi – Educatore, Formatore, Mental coach Orsello Magnola

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