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“FASE 3” E ATTIVITA’ SPORTIVA – ALCUNI SPUNTI PER ATLETI E COACH

“Fase 3” e attività sportiva

Alcuni spunti per atleti e coach

Ci stiamo muovendo per Fasi in questa stagione, ovvero secondo tempistiche non determinate dalla nostra volontà, ma da quella del Governo. Come evidente, queste tempistiche, non hanno molto di oggettivo, se non rispondere, per la nuova fase in corso, a logiche di tipo economico: il Paese non può permettersi di “restare fermo”, nonostante le cautele di una parte del mondo medico.

Come dicevo nell’articolo precedente sulla Fase 2 a prevalere, in questo quadro, è l’incertezza: come sappiamo, è proprio nell’incertezza che è difficile fare programmi, progettare, definire obiettivi, agire.

Detto questo non possiamo esimerci dal “ripartire” e molti sci club, incluso l’Orsello Magnola, hanno già abbozzato programmi, che andranno meglio definiti entro il prossimo mese circa e con l’evolvere delle disposizioni provenienti dagli attori interessati.

Una cosa è evidente da subito: riprendere a svolgere le attività e ad allenarsi non sarà la stessa cosa di sempre. Sarà un “nuovo inizio” e pur essendo l’attività agonistica lontana, la voglia di competere e d’impegnarsi vanno ritrovate fin d’ora, in termini di motivazione.

Traiamo da questa esperienza alcuni insegnamenti che provo a riassumere. Tra questi, forse il più importante, l’insegnamento che lo sport – come la vita – è soggetto a mutamenti tanto inaspettati quanto improvvisi. Perché soggetta a mutamenti, quindi, richiede capacità di accettazione, adattamento e di risoluzione dei problemi (problem solving).

Parole chiave, quelle in corsivo, che i nostri atleti conoscono bene, perché evocative del lavoro mentale svolto in questi mesi e perché fin dall’inizio del lock-down (v. articolo del 6 aprile scorso: “Come trasformare una difficoltà, in possibilità di crescita personale?”) ci siamo allenati a pensare a questo momento come ad un’opportunità, a un’occasione per migliorare alcune nostre conoscenze, competenze, abilità.

Ogni fase di questa singolare esperienza (la pandemia in corso), rappresenta per ognuno di noi la possibilità di conoscersi meglio, di verificare i propri equilibri emotivi, ovvero di focalizzare sugli aspetti da rafforzare a partire dai propri punti di forza.

Cos’è che ho gestito bene, riesco a fare un bilancio delle mio giornate? Ho avuto momenti di disagio, confusione, ansia nello stare in casa? Come ho gestito quei momenti? (Assolutamente plausibili, data l’anomalia della situazione e l’oggettiva difficoltà del lock-down) ecc.

Oltre all’accettazione attiva di quanto vissuto, abbiamo imparato a vivere questi tempi continuando ad impegnarci per raggiungere i nostri obiettivi. Così dobbiamo continuare a fare in questa Fase 3, step by step. Ovvero non rinunciando alle nostre aspirazioni, ai nostri sogni da atleti, agli obiettivi a lungo termine, ma, in modo coerente con il dato di realtà, navigando a vista e – come si diceva – adattandoci alle necessità di contesto.

È verosimile pensare che, nei prossimi mesi, sarà tutto più macchinoso, difficoltoso, frustrante per atleti, coach, direttori; dagli spostamenti sui ghiacciai all’ospitalità negli alberghi, dall’utilizzo degli impianti di risalita, alle attività d’allenamento in pista e a secco, ai momenti di socializzazione.

Ancora una volta accettazione attiva, perseveranza e impegno quotidiano, cura di sé, del proprio benessere personale, condivisione e richiesta d’aiuto, là dove se ne avverte il bisogno, sono gli strumenti a nostra disposizione e le norme da seguire.

C’è in queste righe una buona dose di pragmatismo, nell’accogliere la realtà per quel che è, nel vivere il disagio per come si manifesta, ma non di rassegnazione, suggerendo all’atleta un atteggiamento attivo nella gestione delle varie forme di disagio che andrà ad incontrare nel tornare agli allenamenti.

In questi tempi di confusione e incertezza una certa dose di preoccupazione, paura, instabilità emotiva, pessimismo, accomunano tutti noi.

Questi vissuti, in loro stessi, non sono un problema, se riconosciuti e collocati. Il problema invece lo abbiamo se c’è negazione del disagio, assenza di comunicazione e condivisione, difficoltà nel chiedere aiuto in situazione di instabilità e pensiero negativo persistente.

Invitiamo non a un ottimismo cieco, ma a quell’ottimismo che significa dare un significato temporale circoscritto alle nostre vicende umane, nella certezza che domani, grazie al nostro impegno, la realtà sarà diversa e migliore. Buon lavoro e buona ripresa a tutti!

Enrico Clementi

Educatore, Formatore

Mental Coach Sci Club Orsello Magnola

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