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“Fase 2” e allenamento mentale

“Fase 2” e allenamento mentale

Se il mondo è dubbioso […] dovrai essere un tenace assertore del tuo punto di vista!

È la parola incertezza quella che caratterizza i tempi che stiamo vivendo e, come sappiamo per esperienza, è proprio nell’incertezza che è difficile fare programmi, progettare, definire obiettivi, agire.

Questi primi 2 mesi di lock-down, come siamo ormai abituati a chiamarli, sono stati veramente duri per alcuni, meno allenati a gestire l’imprevisto o meno resilienti, cioè a dire capaci nel gestire le avversità.

Chi sta vivendo un tempo non di stallo, ma propizio e produttivo? Con tutta probabilità chi è riuscito a dare un senso a questi mesi, a ristrutturare le proprie giornate, i propri tempi, le proprie abitudini, elaborando quel che magari aveva in mente ma non aveva il tempo di sviluppare, sperimentando qualche soluzione per il futuro professionale, acquisendo nuove conoscenze e competenze, oppure, per gli sportivi, affinando abilità per le quali in genere, tra allenamenti e gare, si ha poco tempo da dedicare.

Ho già scritto su questa pagina su come sia possibile trasformare una difficoltà, in possibilità di crescita personale (6 aprile 2020). Le informazioni che ho dai nostri atleti durante i webiner settimanali che svolgo con gli allenatori, è che l’avere svolto a casa attività regolari di allenamento e l’aver focalizzato su aspetti mentali diversi, ha permesso loro di arrivare a questa “fase 2” in modo reattivo, con una percezione di continuità tra quel che abbiamo alle spalle e che era, e quel che sarà.

Come dicevamo è lo stato di incertezza, in genere, uno dei nostri principali nemici; essere nell’incertezza significa sentirsi disorientati nel flusso del tempo e muoversi come a tentoni tra un’idea e l’altra, tra azioni fortuite, tra progetti e proiezioni che, perché casuali, cambiano di giorno in giorno o di ora in ora.

È uno stato sicuramente deleterio sul piano delle economie mentali, perché molto dispendioso, ma anche poco remunerativa sul piano dell’autostima e della percezione di sé: si parla di autoefficacia percepita. Si ha infatti la percezione di essere in balia degli eventi, di ammazzare il tempo e si avverte un scarto netto tra quel che vorremmo da noi stessi (efficacia) e quel che riusciamo concretamente a fare.

Essere nel dubbio, nell’ambivalenza, è come per un boxeur essere alle corde: se non troviamo il modo di uscirne siamo “tramortiti”, knockout, al tappeto.

Si esce da questo stato solo con un di più di assertività, con un di più d’impegno e metodo, evitando di crogiolarsi nelle proprie abitudini, nel proprio modo di essere, nell’andare e venire delle percezioni, delle emozioni, dei pensieri, dei sogni ad occhi aperti.

Se il mondo è dubbioso e vuoi che diventi accettante verso di te – si dice in Pragmatica Elementare – dovrai essere un tenace assertore del tuo punto di vista. Ancora: Di fronte al dubbio, mostra come sai mantenere il tuo mondo.

Ma torniamo alla “fase 2”, dove per molti atleti è possibile riprendere gli allenamenti, ma non in vista di appuntamenti agonistici, i cui tempi variano molto da disciplina a disciplina.

Molti dei nostri atleti d’interesse nazionale, probabilmente, riprenderanno in tempi relativamente brevi anche il lavoro sugli sci, ferma restando l’incertezza sull’inizio delle competizioni: gli atleti potrebbero allenarsi per un periodo molto lungo, anche ben oltre i 100 giorni, senza partecipare a gare ufficiali.

Anche questa situazione è totalmente nuova e dovrà essere impostata seguendo un approccio diverso da quello abituale.

Un gruppo di esperti internazionali che lavora a contatto con atleti che si preparavano per le Olimpiadi (Schinke et al., 2020) ha evidenziato un incremento dei problemi legati alla riduzione del sonno, alla diminuzione dell’appetito, all’aumento di pensieri ricorrenti di preoccupazione, alla solitudine e alla paura che l’incertezza attuale possa portare alla perdita del momento olimpico. (cit. da A. Cei)

In questi casi è stata fornita una consulenza rivolta all’ascolto di quello che pensano e sentono gli atleti, incoraggiandoli ad esprimere le loro paure, frustrazioni, incertezze, ancora prima di giungere a fornire proposte o soluzioni.

Si è andati in questo caso a privilegiare un buon flusso di comunicazione tra gli atleti e coloro che vi lavorano a fianco, al fine di rafforzare i rapporti e sostenere i membri di ogni squadra ad avere scambi costruttivi: questa orientamento è andata oltre il lavoro con atleti e tecnici, ed è servito anche a sostenere il rapporto con amici e familiari. (Ibid.)

Il lavoro di supporto mentale ha significato molto più di un lavoro incentrato sulla prestazione sportiva e si è esteso ai temi relativi i bisogni primari: vita sana, sana alimentazione, ritmi sonno-veglia, pensare a sé in modo globale e in termini di nuovi apprendimenti e relazioni.

Viviamo una situazione per molti versi inedita e comunque sconosciuta alle nostre generazioni, dove anche in ambito sportivo è necessario anteporre il benessere della persona al lavoro specifico: l’atleta, in qualche modo, va preceduto e tutelato in questo, proprio perché avvezzo a chiedere a se stesso molto e allenato a gestire la frustrazione, il disagio, lasciando poco spazio alle incertezze; che, pure, come per noi tutti, abitano in lui e rischiano, se non aiutate ad emergere, di sopraffarlo in modo improvviso.

Nello stesso tempo, vi è un altro aspetto del lavoro mentale, connesso questa volta ai cicli di allenamento. Oggi, quali aspetti vanno allenati? Quelli usuali, con le stesse modalità? O sarebbe più funzionale allenarsi mentalmente in modo diverso?

A nostro avviso andrebbe speso del tempo alla stabilizzazione di abilità alle quali di solito viene dedicato meno attenzione, perché, nella norma, la maggior parte delle energie sono spese in vista di allenamenti sul campo molto serrati e di un calendario gare articolato e denso. Per indicarne alcuni: il “sentire” (sensazioni e percezione), il sistema motivazionale (valori e obiettivi), gli strumenti di autovalutazione e verifica delle competenze (metacognizione), la rilettura e la collocazione di asset strategici per la prestazione (ad esempio l’errore e la gestione dell’errore) e simili.

Con i nostri atleti stiamo lavorando in questa direzione (strategia), anteponendo però, come si diceva, sul piano preventivo, la cura delle relazioni e il benessere personale (sicurezza/salute), come pure la comunicazione tra atleti e allenatori, tra questi e le altre figure professionali presenti nello staff.

 

Enrico Clementi

Educatore, Formatore, Consulente e Trainer Educativo, Mental Coach Sci Club Orsello Magnola

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COME TRASFORMARE UNA DIFFICOLTA’, IN POSSIILITA’ DI CRESCITA PERSONALE?

In questo momento di difficoltà legato all’emergenza sanitaria in corso, pubblichiamo un articolo che riteniamo possa essere utile a tutti i nostri atleti e non solo.

 

È una domanda che i nostri atleti, anche i più piccini, ci fanno in questi giorni. Proviamo allora ad abbozzare qualche risposta.

Trasformare la difficoltà in risorsa, è uno slogan che si utilizza spesso nel coaching sportivo, per dire che il problema, se ben posto e affrontato, può essere leva di cambiamento, di miglioramento, di rafforzamento delle risorse personali.

Partendo dal fatto che la situazione attuale è oggettivamente difficile da sostenere e può destabilizzarci sul piano emotivo, non di meno dobbiamo attivare risorse per evitare forme d’apatia e programmare il futuro, prossimo o remoto.

Come persone cresciute nello sport e impegnate in attività sportive, sappiamo bene come si esce da una sconfitta, da un periodo negativo, da un infortunio, da uno stop forzato dovuto alle cause più varie; ora, non diversamente, siamo chiamati ad utilizzare queste stesse abilità, valorizzando quel poco o quel tanto che le possibilità attuali ci mettono a disposizione: facciamo quel che possiamo, con quel che abbiamo!

È in fondo una questione di adattamenti e come in un allenamento, in una gara, le cose funzionano se si ricerca la soluzione al problema, non subendolo.

Se è vero che lo spazio fisico che abbiamo a disposizione è quello domestico, è altrettanto vero che il nostro spazio ideativo, il nostro spazio mentale, va oltre quello fisico.

Sono dunque capacità di adattamento, ideazione, programmazione, che alleniamo in questo periodo; sia perché esse sono strategie valide per contenere le eventuali difficoltà emotive, sia perché ci permettono di capire meglio chi siamo, come funzioniamo, come ci rapportiamo al disagio (frustrazione dei nostri bisogni prossimi: uscire, vedere gli amici, fare sport all’aria aperta, sciare e simili).

Organizzarci quindi, dare un senso alle nostre azioni, un ritmo alle nostre giornate (mantenendo la regolarità dei tempi sonno-veglia, dei pasti, dei tempi di studio, allenamento, svago, ecc.) e agire “come se” già domani dovessimo essere in pista per un allenamento, è un buon metodo per ricominciare al meglio non appena sarà possibile.

Spesso demandiamo le nostre giornate e i nostri umori al caso, ma la buona gestione del tempo, come pure l’uso che ne facciamo e i benefici che ne traiamo (fisici, emotivi, pratici) non è fortuita, ma va preparata, allenata. Non in modo rigido, ossessivo, ma le giornate, o le settimane, possono essere programmate, decidendo di scandire le nostre abitudine e attività in modo produttivo per noi, conveniente – non in senso meramente utilitaristico, ma appunto in rapporto a quello che noi siamo e desideriamo.

Tutto questo è parte di un buon allenamento mentale, che riguarda sì i nostri atleti, ma in fondo chiunque intenda trarre da un momento di difficoltà, un’occasione di crescita per sé e le persone prossime.

Per chi fa sport o ha comunque obiettivi di performance (ad esempio professionali), tutto questo, come evidente, assume una rilevanza diversa e in qualche modo impone la necessità di una disciplina anch’essa diversa. Non a caso la continuità, la perseveranza, la capacità di “non mollare”, è un requisito fondamentale dello sportivo agonista.

Le parole da noi evidenziate in questa nota sono parole chiave dell’allenamento mentale, che in questo periodo, insieme a quelle fisiche e ad altre abilità, possiamo conoscere meglio e allenare, avendo almeno due obiettivi:

  • Quello di evocare e mantenere vive in noi emozioni, sensazioni, azioni che caratterizzano la nostra disciplina, mantenendo altresì viva la motivazione (in questo possiamo avvalerci di visualizzazioni, analisi video, video di altri atleti, utilizzando le infinite risorse che il web ci mette a disposizione).
  • Allenando questa competenza, come evidente, alleneremo l’attenzione, perché andremo a focalizzare sul gesto atletico e le azioni corrispondenti, sull’impegno muscolare, sulle dinamiche di contrazione-decontrazione, sugli adattamenti posturali, piuttosto che su altri “di dettaglio”, se siamo atleti evoluti.

Questo ci permetterà di tornare alle nostre attività non solo “con la voglia giusta”, ma avendo la percezione che tutto quello che andremo a fare sul campo non è cosa remota, della stagione scorsa, ma viva e prossima. Evocando in noi per immagini l’attività specifica manterremo viva e anzi affineremo la componente tecnico-tattica, nutrendo la motivazione, e alleneremo l’attenzione, attraverso un lavoro di focalizzazione su aspetti o sensazioni specifiche.

Se ci impegneremo a lavorare in questo modo, questo periodo sarà per noi un’opportunità per acquisire nuove abilità mentali, che sono importanti per la nostra disciplina sportiva, ma sono soprattutto importante per stare bene con noi stessi e rafforzare la nostra autostima. Gestendo bene il mio tempo, ponendomi obiettivi e raggiungendoli, ho un evidente ritorno in termini di benessere, che rafforza, appunto, la stima che ho di me stesso e la capacità di rispondere in modo non causale, ma organizzato, alle difficoltà.

 

Enrico Clementi – Educatore, Formatore, Mental coach Orsello Magnola

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