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SPORT INDIVIDUALE, O SPORT DI SQUADRA?

Quando i genitori e i ragazzi si sentono “di fronte a un bivio”

Gli sport di squadra favoriscono atteggiamenti collaborativi, quelli individuali maggiore resilienza e senso di responsabilità. Ma quale è la disciplina giusta per i nostri figli?

Premesso che nell’avviamento dei bambini e dei ragazzi alla pratica sportiva è indispensabile che i programmi di allenamento rispettino i loro tempi, i ritmi di apprendimento (learning curve) e le loro caratteristiche morfologiche e funzionali, questi programmi devono essere dedicati all’educazione di tutti gli schemi motori di base e posturali e al miglioramento di tutte le capacità motorie dei soggetti (“multilateralità”), concedendo spazio anche all’apprendimento, sotto forma di gioco, delle tecniche sportive: è quella che nel SALT – Sviluppo Atleta a Lungo Termine (FISI, STF), copre le fasce 0-6 e 6-9 anni, che comprendono la “nevecità” (ovvero la fase di scoperta/adattamento all’ambiente innevato e quindi la propedeutica all’apprendimento della disciplina), e i fondamenti dello sci.

Come naturale, nella prima infanzia, l’orientamento decisionale dei genitori ha una grossa rilevanza nella scelta del bambino, che, a differenza dell’adulto, vive con minore consapevolezza e tensioni lo scarto tra motivazione personale (o intrinseca) e motivazione esterna (estrinseca). Il ruolo del genitore, in questa fase, dovrebbe essere quello di mettere il bambino nella condizione di praticare lo sport che più gli interessa e che più si avvicina a ciò che egli vuole in quel momento, fornendogli la possibilità di sperimentare attivamente discipline, ambienti, contesti tra loro diversi.

Ma un dubbio che spesso i genitori, ma anche i giovani hanno, è quello della scelta tra sport individuale – lo sci alpino è tra questi – e sport di squadra.

Il problema, in realtà, è un “falso problema”, perché, come evidente, sia gli sport di squadra che quelli individuali aumentano le competenze del bambino non solo sul piano motorio, ma anche sui piani cognitivo-emotivo e relazionale-sociale; infatti, anche gli sport individuali in genere e lo sci alpino in particolare, sono sport che si praticano in gruppo e il giovane atleta è comunque inserito in una squadra (si pensi allo sci club), dove pure si perseguono obiettivi comuni e si coltivano comportamenti di tipo cooperativo.

Il problema si fa reale se assente una progettualità educativa che dovesse disattendere la doppia centratura sul singolo e sul gruppo, andando ad estremizzare aspetti come la competitività negli sport individuali, piuttosto che l’assenza di responsabilità individuale, a favore di quella collettiva, negli sport di squadra.

Al di là delle conoscenze diffuse sulle caratteristiche degli sport di squadra e di quelli individuali, che vedrebbero i primi più adatti a bambini e adolescenti “eccessivamente timidi, che hanno paura di sbagliare e che temono il confronto e il giudizio di chi li circonda”, mentre i secondi “per i ragazzi eccessivamente irruenti e spesso iperattivi” (M. Dieci, 2008), va considerato un aspetto più circoscritto e sottile che riguarda le caratteristiche cognitive del bambino o del giovane in apprendimento.

Data l’evidenza che la paura di sbagliare e quella del confronto, come pure il superamento delle forme di giudizio esterne, si elaborano costantemente anche nello sport individuale (pensando allo sci e ai nostri ragazzi sarei incline a dire “soprattutto” in quello individuale), un aspetto rilevante è invece quello delle caratteristiche emotive della persona in apprendimento. Sposterei quindi l’asse del ragionamento sulla maggiore sintonia di un bambino o di un ragazzo con un certo sport, piuttosto che sul fatto che l’esperienza stessa possa essere vissuta con maggiore o minore fluidità, piacere, divertimento, benessere personale.

Evidenze scientifiche (Merlo, 1998) indicano che gli sport di squadra sono in sintonia con le caratteristiche dei soggetti con basso bisogno di chiusura cognitiva, più di quanto avvenga con gli sport individuali. Il bisogno di “chiusura cognitiva” (Kruglanski, 1989) si riferisce al desiderio dell’individuo di ottenere una risposta certa ad un quesito/problema, e all’avversione per l’ambiguità.

Si tratta di un bisogno di chiusura non specifico, legato alla tendenza di cercare e difendere una qualsiasi risposta certa. Nello sport individuale ci sono meno variabili non dipendenti direttamente dal singolo atleta e quindi, nel bene e nel male, minori ambiguità di risultato.

Il bisogno di chiusura va individuato in un continuum (Pierro et al.,1995) che va da un estremo caratterizzato da impazienza, impulsività, tendenza a prendere decisioni non giustificate, rigidità di pensiero e riluttanza a considerare soluzioni alternative (bisogno di chiusura cognitiva), ad un altro caratterizzato da esperienza soggettiva di incertezza, indisponibilità ad impegnarsi esplicitando un’opinione definitiva, sospensione di giudizio, indifferenza generalizzata, propensione ad individuare soluzioni alternative (basso bisogno di chiusura cognitiva).

Anche questo aspetto, riconducibile alle preferenze cognitive che ogni soggetto ha, è, o dovrebbe essere, parte di una valutazione in ingresso del bambino o del giovane atleta, per poi essere declinata in funzione di nuovi apprendimenti nel lavoro di progettazione educativa. Certamente, comunque, è un indicatore da valutare e tenere presente nella scelta di uno sport specifico e a beneficio del benessere del bambino, ma anche della sua possibilità di esprimersi in modo ottimale, perché a lui congeniale.

Sport individuali e sport di squadra, quindi, si diversificano in base alle modalità di apprendimento e all’approccio mentale necessario per praticarli, ma non sono antitetici tra loro: in definitiva l’efficacia educativa di un’attività sportiva, dipende dalla qualità dei programmi educativi che il contesto saprà disporre. Come si diceva, sia nello sport individuale che in quello di squadra, una “doppia centratura” della progettazione educativa – una rivolta al singolo e l’altra al gruppo – è di assoluto rilievo, pena l’impossibilità di smussare i limiti imposti da qualsiasi contesto e attività sportiva.

Pressione psicologica, motivazione, capacità comunicative e di concentrazione, senso di responsabilità, autoconsapevolezza, gestione della frustrazione ecc. sono aspetti presenti tanto negli sport individuali che in quelli di squadra; anche se i primi, ci sembra di poter dire, mettono il bambino, il giovane ma anche l’atleta evoluto, di fronte a se stesso in un modo che non concede vie di fuga e che impone, in un certo senso, una maggiore elaborazione delle esperienze, dei vissuti personali, quindi una maggiore conoscenza di sé e la crescita sia personale, che relazionale-sociale.

 

Enrico Clementi – Educatore, Formatore, Trainer educativo, Mental Coach Sci Club Orsello Magnola

 

Lo Sci Club Orsello Magnola è aperto ad accompagnare la valutazione e l’approfondimento degli aspetti ai quali abbiamo fatto riferimento, e ad accompagnare il genitore o il giovane atleta nella conoscenza del nostro contesto, della nostra proposta educativa, avvalendosi del supporto dell’intero staff.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni contattaci scrivendo un’email a: info@scicluborsello.it

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